Far East

di Marcello Greco

  • Aung San Suu Kyi

    Tre settimane fa, aveva salutato lo storico risultato ottenuto alle elezioni con un sorriso disteso ma intenso. Aung San Suu Kyi, leader della Lega nazionale per la democrazia, il principale partito di opposizione birmano, veniva eletta per la prima volta in parlamento insieme ad altri 42 compagni di partito.

    Oggi, quel sorriso ha lasciato il posto alla fermezza. Il  premio Nobel per la pace si è infatti rifiutata di partecipare alla seduta inaugurale del parlamento nei panni di deputato.

    Un rifiuto legato alla formula del giuramento sulla costituzione varata nel 2008 dalla giunta militare birmana, che impone a ciascun parlamentare di impegnarsi per la salvaguardia del testo costituzionale.

    La Lega nazionale per la democrazia, invece, vorrebbe sostituire la parola salvaguardia con quella di “rispetto” della costituzione.

    Troveremo senz’altro un accordo – spiega Nyan Win, portavoce del partito di San Suu Kyi – ci siamo candidati per poter stare in parlamento, vogliamo partecipare al processo legislativo“.

    Il presidente Thein Sein, ex generale e fautore di una serie di riforme per la democratizzazione del paese, ha però respinto ogni richiesta di modifica.
    E alla fine, sembra scontato che la leader birmana e i suoi accetteranno un compromesso ed entreranno in parlamento.

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